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lunedì 24 maggio 2010

18 maggio 2010 - La città raccontata nella lingua del cinema: per capire e progettare - prof. Leonardo Ciacci


Martedi 18 maggio 2010 alle ore 10,30, presso l’ Aula Magna della Facoltà di Architettura, si è svolto l’incontro, promosso e coordinato dalla prof.ssa Concetta Fallanca, Direttore del Dipartimento AACM e introdotto dal Prof. Enrico Costa, con il prof. Leonardo Ciacci che illustrerà alcuni originali esiti di ricerca sul tema “La città raccontata nella lingua del cinema: per capire e progettare”.

Il seminario è svolto in continuità con la riflessione sul tema “cinema e città” avviata in occasione della giornata di studi “Giovanni Astengo. Urbanista militante” tenutasi lo scorso 4 maggio con la proiezione del filmato a cura di Leonardo Ciacci, Bruno Dolcetta e Alessandra Marin.

L’iniziativa si colloca nell’ambito delle attività dei Laboratori di Progettazione Urbanistica del III anno del Corso di Laurea a ciclo unico in Architettura (Resp. Proff. C. Fallanca, G. Fera e A. Taccone) e del Dottorato di Ricerca in Architettura, curriculum in Pianificazione e Progettazione della Città Mediterranea.

(testo riportato da http://www.unirc.it/daacm/news-architettura.php?act=detail&id=41)


La locandina dell'evento

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Le foto dell'evento

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Sintesi (appunti sui contenuti dell’evento)



Leonardo Ciacci è il regista del film “Giovanni Astengo. Urbanista militante” ma è anche professore d'urbanistica.

Ciacci afferma come attraverso un filmato si possa capire il funzionamento di una città. Il cinema ha mostrato le città e le ha fatte conoscere, nonostante un individuo magari non abbia mai visto di presenza un luogo, attraverso il cinema se ne è appropriato e lo ha sentito come familiare. In passato naturalmente non era così, le immagini delle città non erano per tutti, i quadri infatti erano per i ricchi e le stampe erano pur sempre costose, così la povera gente, che non aveva la possibilità di viaggiare, immaginava le altre città come se fossero uguali alla propria, così ad esempio i fiorentini immaginavano Roma come una Firenze più grande.
In molti film anni '50-'60 emergono volutamente alcuni aspetti legati all'urbanistica come ad esempio la speculazione edilizia, è il caso ad esempio di film come "Brutti, sporchi e cattivi" (1976 diretto da Ettore Scola) o la "La posta in gioco" (1988 diretto da Sergio Nasca) storia di Renata Fonte, assessore alla cultura ed alla pubblica istruzione del comune di Nardò che venne assassinata per il suo opporsi alla speculazione edilizia.

In “Metropolis” (1927, diretto da Fritz Lang) vediamo architetture futuristiche prendere forma.

Pasolini affermava che il “cinema è una lingua”, quando si racconta una città nel cinema si finisce per dare delle interpretazioni, cioè non si racconta la città per com’è ma il racconto tende ad evidenziare alcuni aspetti, il cinema cioè non è capace di descrivere semplicemente.

Nel film “La Roma di Mussolini” (2003, L. Ciacci) che raccoglie filmati dell’Istituto Luce, si evince come il fascismo nei suoi cinegiornali racconti la città non per quella che è ma per come il regime vuole che appaia. La propaganda in generale pretende che i suoi spettatori aderiscano ad un progetto, se questa è “truccata”, ovvero falsi la realtà dei fatti, allora diventa regime.


László Moholy-Nagy esponente e teorico del Bauhaus in un suo documentario del 1929 racconta il vecchio porto di Marsiglia, Moholy-Nagy racconta la città con uno strumento nuovo, egli la rappresenta in movimento, una città nella quale si susseguono diverse situazioni, ma il suo obiettivo, nemmeno tanto velato, è quello di raccontare un progetto d’urbanistica, infatti il centro del documentario è il nuovo ponte-carro che si erge nel porto della città. Il ponte trasportatore, questa grande infrastruttura d’acciaio, che occupa grande parte del porto è vista come un grande esempio d’architettura. Questo documentario racconta Marsiglia ma in realtà è l’occasione per presentare il progetto e far vedere l’impatto che il moderno ha sulla città vecchia





“Le mura di Sana'a” è un film documentario in forma di appello all'UNESCO, girato da Pier Paolo Pasolini.

A proposito di “militanza”, visto che nel precedente incontro si era parlato di “Astengo, urbanista militante”, Pasolini in questo documentario mostra la sua militanza in maniera dichiarata.
Il documentario denuncia la distruzione che si sta compiendo nei confronti delle antiche mura di Sana'a, infatti evidenzia gli sventramenti che si perpetuano per trasformare la città.
Il documentario si apre con l’immagine di un contadino che sventolando un fazzoletto in un campo scaccia gli uccelli, quest’immagine in un certo senso racchiude chi era Pisolini.



Sana'a è una grande città medievale nello Yemen , non avendo subito contaminazioni è rimasta immutata nel tempo, la classe dirigente yemenita se ne vergognava perché sporca e povera e quindi ne ha disposto lo smembramento.
Il documentario è un video-appello all’UNESCO affinché non si distruggano le mura della città.
Abbiamo quindi un uso militante del cinema, nel documentario non a caso Pasolini fa anche un parallelo con ciò che accade in Italia, mostra infatti la situazione di Orte la cui parte storica è stata rovinata da interventi moderni.


Nel libro “Venezia è una città” di L. Ciacci, Marsilio Editore, sono contenuti nove documentari che ritraggono Venezia in anni diversi, ogni filmato difatti racconta un progetto.


“Il progetto del quartiere nel tempo” una ricerca di Cristina Peraino, attraverso nove filmati evidenzia le differenze tra diverse realtà italiane. Falchera a Torino e lo Zen a Palermo sono due degli esempi trattati.

Falchera a Torino
Il progetto urbanistico di Falchera fu elaborato nel 1951 da un gruppo di architetti (capofila Astengo). Oggi la gente del quartiere intervistata è soddisfatta vista la presenza di molto verde, ma non lo era certo nel 1983, infatti alcune interviste dell’epoca facevano trasparire il disagio degli abitanti, i fili erano a terra invece che trovarsi sopra i pali, mancava il verde, ci si lamentava della mancanza di un mercato coperto.



Certo il progetto non ha risolto tutti i problemi, ad esempio la presenza di molto cemento e la mancanza di verde nel progetto realizzato per il nuovo mercato, o la presenza nello stesso di una fontana-piscina che appare più una vasca che una fontana per gli abitanti sono elementi che oggi vengono criticati dalla comunità.

Zen a Palermo

Il quartiere Zen a Palermo vive una situazione di totale degrado, con mancanza di verde, abitazioni che non hanno il sole, mancanza di servizi ed attività commerciali, situazioni di totale abusivismo in cui ad esempio garage diventano macellerie improvvisate o la vendita della frutta avviene attraverso delle “Api Piaggio” che si muovono tra i vicoli.



Il filmato mostra anche il tentativo attraverso un planning vision da parte di un’associazione operante sul territorio di capire le esigenze degli abitanti per dare qualche risposta in termini di servizi ed interventi auspucabili.



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